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Malattie cardiovascolari: i nuovi fattori di rischio del terzo millennio

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Nonostante i progressi della medicina abbiano reso più efficaci le terapie contro i fattori di rischio tradizionali (come ipertensione, colesterolo alto e fumo), le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte al mondo. Una recente review pubblicata su European Heart Journal, condotta da un team della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – Università Cattolica insieme a esperti internazionali, mette in luce i “nuovi nemici” del cuore: un insieme complesso di elementi ambientali e sociali che interagiscono tra loro e aumentano il rischio di cardiopatia ischemica.

Inquinamento e cambiamenti climatici

Il principale responsabile individuato è l’inquinamento atmosferico, in particolare il particolato fine (PM2.5), che da solo può ridurre l’aspettativa di vita di quasi 3 anni, più del fumo di tabacco. Le sostanze inquinanti danneggiano il sistema cardiovascolare attraverso infiammazione, stress ossidativo e disfunzione vascolare. A questo si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici: ondate di calore sempre più frequenti sono state associate a un incremento della mortalità cardiovascolare.

Fattori sociali e psicologici

La salute mentale è strettamente legata a quella del cuore. Stress cronico, depressione, isolamento sociale e solitudine aumentano il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. Questi fattori non solo peggiorano la qualità della vita, ma agiscono anche a livello biologico, favorendo infiammazione e squilibri ormonali che possono danneggiare il cuore.

Malattie infettive

Un ruolo significativo è attribuito anche alle infezioni. Virus respiratori come influenza e COVID-19, ma anche infezioni croniche come parodontiti o quelle da Helicobacter pylori e Chlamydia, sono associate a un aumento del rischio cardiovascolare. Possono infatti amplificare i processi infiammatori, attivare le piastrine e danneggiare direttamente i miociti cardiaci.

Strategie di prevenzione per le malattie cardiovascolaru

Affrontare questi rischi non è semplice come assumere una terapia farmacologica. Serve una doppia azione: da un lato la responsabilità individuale (stile di vita sano, riduzione dell’esposizione a inquinanti, attenzione alla salute mentale), dall’altro interventi di politica ambientale e sanitaria più ampi. Solo una maggiore consapevolezza e strategie condivise possono contribuire a proteggere il cuore, non solo a livello individuale ma per tutta la collettività.

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