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Perdita dell’olfatto dopo i 70 anni: un possibile segnale di rischio cardiovascolare

olfatto perdita

La perdita totale dell’olfatto, soprattutto dopo i 70 anni, potrebbe non essere soltanto un disturbo legato all’invecchiamento. Un ampio studio condotto dall’Università del Michigan e pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery ha evidenziato un’associazione significativa tra anosmia e aumento del rischio cardiovascolare negli anziani. Secondo i dati raccolti, gli adulti over 70 con perdita completa dell’olfatto presentano un rischio circa doppio di sviluppare ictus o malattie coronariche rispetto ai coetanei con funzione olfattiva conservata, in particolare nei primi anni successivi alla valutazione.

Lo studio ha coinvolto oltre cinquemila partecipanti monitorati per nove anni, mostrando come l’anosmia possa rappresentare un potenziale campanello d’allarme clinico, soprattutto nei primi quattro anni dal riscontro del disturbo.

Cos’è l’anosmia e perché non va sottovalutata

L’anosmia è la perdita completa della capacità di percepire gli odori. Con l’avanzare dell’età i disturbi dell’olfatto diventano più frequenti, ma non sempre sono attribuibili al solo invecchiamento fisiologico. Possono infatti riflettere processi infiammatori, alterazioni dei piccoli vasi sanguigni o condizioni sistemiche più ampie.

Fino a oggi la perdita dell’olfatto era stata studiata prevalentemente in relazione a malattie neurodegenerative. Questa nuova evidenza amplia la prospettiva, suggerendo che il disturbo possa essere correlato anche a condizioni cardiovascolari.

Il possibile ruolo dell’infiammazione sistemica

Gli esperti ipotizzano che il legame tra anosmia e rischio cardiovascolare possa essere mediato da uno stato di infiammazione sistemica. L’infiammazione cronica, infatti, può coinvolgere sia il sistema nervoso sia i vasi sanguigni cerebrali e cardiaci. Alterazioni dei piccoli vasi cerebrali o degenerazione dell’epitelio olfattivo potrebbero rappresentare manifestazioni diverse di uno stesso processo patologico.

In questa prospettiva, la perdita dell’olfatto non sarebbe solo un sintomo isolato, ma un possibile indicatore precoce di vulnerabilità vascolare.

Un test semplice come strumento di screening

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’utilizzo del test dell’olfatto come strumento di valutazione clinica. Si tratta di un esame rapido, non invasivo e a basso costo, che potrebbe essere impiegato anche nella medicina generale per individuare soggetti a maggiore rischio cardiovascolare.

Integrare la valutazione olfattiva nei controlli periodici degli anziani potrebbe consentire un monitoraggio più attento dei fattori di rischio e favorire interventi preventivi mirati, con l’obiettivo di ridurre la probabilità di eventi gravi come ictus o coronaropatie.

La perdita dell’olfatto non dipende esclusivamente dall’età. Fattori legati allo stile di vita, come alimentazione non equilibrata, sedentarietà e condizioni infiammatorie croniche, possono influire sia sulla funzione olfattiva sia sulla salute cardiovascolare. Promuovere una dieta sana, attività fisica regolare e controlli periodici rappresenta una strategia efficace per ridurre l’infiammazione sistemica e proteggere cuore e cervello.

In questa ottica, prestare attenzione ai cambiamenti dell’olfatto negli anziani può offrire un’opportunità in più per intercettare precocemente situazioni di rischio e intervenire prima che si manifestino eventi clinicamente rilevanti.

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