Con il voto definitivo del Senato, l’Italia è diventata il primo Paese al mondo a riconoscere l’obesità come una malattia cronica, progressiva e recidivante. Una decisione che segna una tappa fondamentale nella storia della sanità pubblica, introducendo un nuovo approccio medico, sociale e culturale a una delle principali sfide di salute globale.
Una legge che cambia prospettiva
Approvata il 1° ottobre 2025, la legge — promossa dall’onorevole Roberto Pella — riconosce l’obesità come una condizione complessa che necessita di interventi strutturati di prevenzione, diagnosi e cura. Il provvedimento istituisce un programma nazionale di prevenzione, un piano di formazione per medici di base e pediatri e un Osservatorio nazionale sull’obesità presso il Ministero della Salute.
L’obiettivo è duplice: migliorare la presa in carico dei pazienti e contrastare lo stigma che da sempre accompagna questa condizione. Secondo Pella, il riconoscimento legislativo rappresenta un passo avanti di civiltà che pone l’Italia come apripista in Europa nel promuovere una visione più scientifica e meno discriminatoria dell’obesità.
Le parole del Ministero della Salute
Il Ministro Orazio Schillaci ha definito l’approvazione della legge “un segno di civiltà” e un atto di responsabilità verso la salute collettiva. Ha inoltre sottolineato che l’obesità è un fattore di rischio per numerose malattie croniche, metaboliche e oncologiche, e che il Ministero intende valutare l’inserimento della patologia nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Particolare attenzione verrà riservata alla formazione dei professionisti sanitari e alla prevenzione precoce, con campagne di sensibilizzazione in ambito scolastico e sportivo per promuovere stili di vita equilibrati e contrastare il bullismo legato al peso corporeo.
Un problema sanitario e ambientale
I dati diffusi dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) delineano un quadro preoccupante: quasi un adulto su due in Italia è in eccesso di peso (46,3%), oltre sei milioni di persone sono obese (11,8%) e il 33% dei bambini tra i 3 e i 10 anni presenta problemi di peso.
Questi numeri evidenziano la necessità di strategie integrate che vadano oltre il piano sanitario, includendo interventi sull’urbanistica, l’educazione alimentare e la promozione della dieta mediterranea. Gli esperti parlano ormai di “ambiente obesogeno”, un contesto sociale e urbano che facilita sedentarietà e cattive abitudini alimentari.
Il ruolo delle associazioni dei pazienti
La Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO) ha accolto con entusiasmo la nuova legge, definendola una “giornata storica” per i diritti delle persone con obesità.
Come dichiarato dalla presidente Iris Zani, il riconoscimento giuridico permette finalmente di superare la narrazione colpevolizzante del passato: “L’obesità non è una colpa individuale, ma una malattia che necessita di cure, prevenzione e percorsi multidisciplinari”.
La Federazione chiede ora che la nuova normativa si traduca concretamente in accesso alle cure, inserimento nei Lea e riconoscimento nel Piano Nazionale Cronicità, affinché ogni persona possa ricevere un’assistenza adeguata e personalizzata.
Un passo verso una sanità più inclusiva
Il riconoscimento dell’obesità come malattia non è solo un atto legislativo, ma un cambiamento culturale profondo. Significa restituire dignità ai pazienti, promuovere la prevenzione e favorire politiche pubbliche più eque. L’Italia apre così una nuova fase nel contrasto a una delle epidemie silenziose del nostro tempo, con l’ambizione di diventare un modello di riferimento internazionale.



