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Crisi di salute o “era dell’obesità”?

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L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale.
Ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi di salute, in quanto è stato riscontrato un aumento spropositato dell’incidenza di questa patologia multifattoriale, negli adulti ed in larga scala nella fascia adolescenziale.
Dal rapporto del 2022 dell’OMS Europa, è emerso che il 60% degli adulti e 1 bambino su 3 è affetto da obesità. Sono dati sconcertanti.

Quando si può parlare di obesità?

L’obesità si manifesta attraverso uno squilibrio tra apporto di nutrienti e consumo energetico di questi. L’insorgenza di questo scompenso comporta, nel lungo termine, un aumento del volume e del numero degli adipociti nei vari distretti corporei che si identifica in un aumento complessivo della massa grassa.
Alla luce di quanto detto, le principali cause sono da ricondurre a scorrette abitudini alimentari come una dieta ipercalorica, eccessiva sedentarietà, condizioni di stress prolungate, disturbi circadiani del sonno. Raramente l’obesità può derivare da una predisposizione genetica, in quanto questa influisce maggiormente sulla disposizione del tessuto adiposo più che sulla quantità.

BMI (body mass index)
L’indice di massa corporea è un sistema di misurazione che consente di stabilire se il peso individuale rientra nella norma o se discosta da essa. Si esprime come il rapporto tra massa corporea (Kg) e statura (m²).

  • BMI compreso tra 18,5 e 24,9 = normopeso
  • BMI compreso tra 25 e 29,9 = sovrappeso
  • BMI maggiore di 30 = obeso

È necessario tenere presente che, sebbene il BMI fornisca una stima attendibile della condizione di peso di un individuo, è comunque un valore medio che, preso come unico parametro di riferimento, può avere dei limiti. Infatti, non prende in considerazione la composizione corporea dell’individuo non facendo distinzione tra massa grassa e massa magra.
Ad esempio: il valore di BMI di un atleta muscoloso e quello di un suo coetaneo obeso possono riscontrare lo stesso risultato, questo dovuto al fatto che i muscoli dell’atleta pesano più del tessuto adiposo del soggetto obeso.

Come si può agire?

Per far fronte a questa situazione, è indispensabile modificare il comportamento del soggetto e del nucleo familiare, attraverso un’educazione continua su abitudini e stile di vita.
E’ importante fin dall’inizio del trattamento definire obiettivi di cambiamento semplici e condivisi tra i professionisti del settore ed il soggetto, diretti a:

  • Modificare le abitudini alimentari: ad esempio implementare assunzione di frutta e verdura ricche di vitamine e sali minerali, prediligere cereali integrali per il maggior apporto di fibre e ricordarsi di bere 1,5-2 L di acqua al giorno. Evitare cibi confezionati che spesso hanno un’elevata percentuale di grassi saturi, zuccheri semplici e conservanti. Limitare bevande zuccherate e alcool. Cercare di avere un’alimentazione variata in modo da assumere tutti i principi nutritivi che sono alla base del corretto funzionamento del nostro corpo. Infine favorire l’acquisto di prodotti a km 0.
  • Ridurre la sedentarietà: si può ovviare a questo problema, attraverso piccole azioni giornaliere. Ad esempio, ove possibile utilizzare le scale piuttosto che l’ascensore, muoversi a piedi anziché utilizzare un mezzo. Avere uno stile di vita attivo e dinamico.
  • Attività fisica: oltre ad uno stile di vita attivo, è preferibile dedicarsi al movimento, attraverso attività fisica regolare. Ne sono un esempio i classici 30 minuti di camminata giornaliera o la pratica di uno sport a piacimento. Praticare quest’ultimo all’aria aperta ha notevoli benefici.
  • Analisi comportamentali: Tra i fattori comportamentali spesso sottovalutati, vi è il sonno. Una condizione di sonno irregolare e disturbata, prolungata nel tempo, può scatenare una marcata alterazione ormonale tale da influenzare il modo in cui l’organismo processa i livelli di zucchero nel sangue (metabolismo del glucosio) e la secrezione di insulina.
  • Aspetto psicologico: Nell’obesità oltre all’aspetto fisiologico, non bisogna sottovalutare la componente psicologica. Questa appare determinante sia in fase diagnostica, sia nell’elaborazione di un programma terapeutico
  • Affiancarsi ad esperti del settore: una delle prime regole è quella di non affidarsi al “fai da te”, esso può risultare più dannoso di quanto si pensi. Scegliere di farsi seguire vuol dire essere consapevoli dell’importanza di raggiungere uno stato di benessere psicofisico ottimale. Solo un professionista, infatti, ti potrà aiutare a scegliere l’approccio più adatto a te.

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