Le donne con fibromi uterini potrebbero avere un rischio più elevato di sviluppare malattie cardiovascolari. È quanto suggerisce un nuovo studio condotto da ricercatori della Perelman School of Medicine at the University of Pennsylvania e pubblicato sul Journal of the American Heart Association, che ha analizzato l’eventuale legame tra fibromi uterini e malattia cardiovascolare aterosclerotica.
Cosa sono i fibromi uterini?
I fibromi uterini sono tumori benigni che si sviluppano nel muscolo liscio dell’utero e rappresentano una condizione estremamente comune: si stima che fino all’80% delle donne ne sviluppi almeno uno entro i 50 anni. Le dimensioni possono variare molto, da pochi millimetri fino a masse voluminose. In molte donne non provocano sintomi, ma in altre possono causare mestruazioni abbondanti, dolore pelvico, senso di pressione o difficoltà riproduttive. Le terapie dipendono dalla gravità dei sintomi e possono includere farmaci antinfiammatori, contraccettivi orali, procedure per ridurre l’afflusso di sangue ai fibromi o interventi chirurgici per rimuoverli.
Lo studio ha coinvolto circa 450.000 donne tra i 18 e i 50 anni con diagnosi di fibromi uterini, confrontate con oltre 2,2 milioni di donne senza fibromi. Sono state escluse le donne già in menopausa, con precedente isterectomia o con una storia di malattie cardiovascolari. Le partecipanti sono state seguite per un periodo massimo di 10 anni, monitorando l’insorgenza di eventi cardiovascolari come infarto, ictus e malattia arteriosa periferica.
Il legame tra fibromi ed eventi cardiovascolari
I risultati hanno mostrato che le donne con fibromi presentavano un’incidenza di eventi cardiovascolari significativamente più alta rispetto al gruppo di controllo. Dopo 10 anni, il rischio cumulativo di sviluppare una patologia cardiovascolare era del 5,4% nelle donne con fibromi, contro il 3% nelle donne senza. Anche dopo aver corretto i dati per fattori di rischio noti come fumo, diabete, ipertensione, peso corporeo e appartenenza etnica, il rischio risultava aumentato dell’81%. L’aumento più marcato è stato osservato nelle donne sotto i 40 anni, nelle quali il rischio a 10 anni era oltre tre volte superiore rispetto alle coetanee senza fibromi.
Gli autori sottolineano che lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto diretto, ma evidenzia un’associazione solida che merita ulteriori approfondimenti. Una possibile spiegazione potrebbe essere l’infiammazione sistemica, considerata un fattore chiave sia nello sviluppo dei fibromi sia nelle malattie cardiovascolari. Barbara Levy, Chief Medical Officer di Visana Health, ha osservato che l’infiammazione cronica potrebbe rappresentare il denominatore comune tra le due condizioni, pur invitando alla cautela nell’interpretazione dei risultati. Secondo Levy, non si può affermare che i fibromi causino direttamente malattie cardiache, ma è plausibile che entrambi condividano meccanismi biologici simili.
Anche Natalya Danilyants, chirurga del Center for Innovative GYN Care, ha sottolineato come questi dati contribuiscano a cambiare la prospettiva sui fibromi, che non dovrebbero essere considerati solo un problema ginecologico locale. Negli ultimi anni si sta infatti consolidando l’idea che possano avere un impatto sistemico più ampio, influenzando l’infiammazione generale e, potenzialmente, la salute cardiovascolare.
In attesa di ulteriori conferme scientifiche, gli esperti invitano a non creare allarmismi ma a cogliere l’occasione per rafforzare la prevenzione. Ridurre l’infiammazione sistemica attraverso uno stile di vita sano — alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato e gestione dello stress — rimane una strategia fondamentale per la salute generale, sia in presenza di fibromi sia in loro assenza.



