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Digiuno intermittente e funzioni cognitive: cosa dicono gli ultimi studi

digiuno intermittente

Un nuovo studio pubblicato su Psychological Bulletin suggerisce che il digiuno intermittente di breve durata — inferiore alle 24 ore — non compromette la performance cognitiva negli adulti. Questo risultato contribuisce a chiarire uno dei dubbi più comuni tra chi pratica o desidera iniziare questo approccio alimentare: è possibile mantenere concentrazione, attenzione e lucidità mentale anche nelle ore in cui non si mangia?

Digiuno intermittente e performance mentale: cosa sappiamo

Il team di ricerca ha analizzato 63 studi condotti su più di 3400 partecipanti. La maggior parte seguiva un intervallo di digiuno compreso tra 8 e 24 ore, con una durata media di circa 12 ore.
I risultati indicano che il digiuno di breve durata non migliora né peggiora in modo significativo le capacità cognitive, come memoria, attenzione e funzioni esecutive.

Secondo David Moreau, neuroscienziato dell’Università di Auckland e autore principale dell’articolo, molte persone temono un calo di concentrazione durante il digiuno, ma le evidenze mostrano che, negli adulti, questo rischio è minimo.

L’eccezione riguarda bambini e adolescenti: in queste fasce di età il digiuno sembra incidere negativamente sulle funzioni cognitive, confermando l’importanza di una colazione adeguata nei periodi di sviluppo.

Perché il cervello continua a funzionare bene durante il digiuno

Il corpo umano è progettato per tollerare con efficienza intervalli senza cibo. In condizioni normali, il cervello utilizza il glucosio come fonte primaria di energia; durante il digiuno, una volta ridotte le riserve di glicogeno, l’organismo ricorre a substrati alternativi, come i corpi chetonici derivati dalla mobilizzazione dei grassi.
Questa flessibilità metabolica è un lascito evolutivo e ha garantito la sopravvivenza durante i periodi di scarsità alimentare.

Tuttavia, la revisione evidenzia alcuni fattori che possono modulare la performance cognitiva durante il digiuno:

  • durata del digiuno, con un calo più probabile verso la fine del periodo senza cibo
  • contesto dei test cognitivi, in particolare attività svolte in momenti di fisiologica riduzione della vigilanza
  • caratteristiche individuali, come età, composizione corporea e stato di salute

Digiuno intermittente: benefici e indicazioni

Molte persone ricorrono al digiuno intermittente per la gestione del peso o per benefici metabolici. Evidenze già consolidate mostrano che il digiuno può:

  • migliorare la sensibilità insulinica
  • ridurre i livelli di infiammazione
  • attivare processi di riparazione cellulare, come l’autofagia
  • facilitare la perdita di peso grazie alla riduzione delle calorie introdotte

Diversi protocolli sono oggi utilizzati, come il 16/8, il 5:2 o i digiuni di 24 ore programmati. Tuttavia, non è un approccio adatto a tutti: può essere sconsigliato a persone con disturbi alimentari, donne in gravidanza o in allattamento, e a chi assume farmaci che richiedono assunzioni regolari con il cibo.

Gli esperti raccomandano una transizione graduale, iniziando con digiuni brevi (6–8 ore) per poi aumentare progressivamente. Inoltre, l’alimentazione durante le ore di assunzione dovrebbe privilegiare cibi nutrienti, adeguati livelli di proteine e un apporto controllato di carboidrati, per sostenere un senso di sazietà più duraturo.

Negli adulti sani, il digiuno intermittente di breve durata non compromette la lucidità mentale. Il corpo umano è in grado di adattarsi efficacemente a intervalli senza cibo, mantenendo le funzioni cognitive essenziali.
Resta però importante valutare caso per caso, considerare la durata del digiuno e monitorare eventuali segnali di malessere. Come sempre, un confronto con un professionista della salute può aiutare a definire un percorso personalizzato.

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