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Infezioni fungine invasive: esperti chiedono una risposta sanitaria più efficace

infezioni fungine

Le infezioni fungine invasive rappresentano oggi una delle sfide emergenti più critiche per la salute pubblica. La candidiasi invasiva (IC), causata dal fungo Candida, colpisce sangue e tessuti profondi e presenta tassi di mortalità allarmanti: fino al 31,4% nella popolazione generale e quasi al 50% nei pazienti ricoverati in terapia intensiva dopo intervento chirurgico. Particolarmente preoccupante è la diffusione di specie resistenti agli antifungini, come Candida auris e Candida parapsilosis, che rendono più complessa la gestione clinica.

Per affrontare questa minaccia, la rivista Italian Health Policy Brief (IHPB) ha organizzato un incontro istituzionale al Senato, dal titolo “Prevenzione e presa in carico delle infezioni fungine invasive”. L’iniziativa si inserisce in un percorso di analisi che ha coinvolto medici, ricercatori e associazioni di pazienti, con l’obiettivo di elaborare raccomandazioni concrete per migliorare diagnosi, prevenzione e trattamenti.

Diagnosi e cultura clinica: le principali criticità

Gli esperti hanno evidenziato come uno dei problemi principali sia la diagnosi tardiva, spesso legata a laboratori ospedalieri privi di strumenti e tecnologie aggiornate. L’utilizzo di metodiche molecolari rapide permetterebbe di individuare tempestivamente l’infezione, avviare cure adeguate e ridurre la mortalità.

Un’altra criticità riguarda la scarsa consapevolezza clinica: le infezioni fungine non ricevono ancora la stessa attenzione di altre patologie infettive. Secondo il professor Marco Falcone (SIMIT), manca una cultura diffusa sull’antimicrobico-resistenza e troppo spesso i farmaci antifungini vengono prescritti in modo inappropriato, con conseguenze serie sia in ambito ospedaliero che territoriale.

Prevenzione, formazione e ruolo dei cittadini

Gli esperti sottolineano inoltre l’importanza di rafforzare l’integrazione tra ospedali e territorio, per favorire percorsi diagnostico-terapeutici più efficaci e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla popolazione. La formazione universitaria dovrebbe dare maggiore spazio alla cultura dell’antimicrobico-resistenza, preparando i futuri medici a gestire queste sfide.

Le associazioni civiche e di pazienti hanno un ruolo cruciale nel promuovere prevenzione e consapevolezza. Come ha dichiarato Valeria Fava di Cittadinanzattiva, è fondamentale che i cittadini sviluppino senso di responsabilità e collaborino con le istituzioni per contrastare la diffusione di queste infezioni.

Nonostante l’urgenza del problema, negli ultimi 15 anni non si sono registrati significativi progressi terapeutici in questo ambito. Per questo motivo, medici, istituzioni e società civile chiedono un impegno congiunto per potenziare strumenti diagnostici, favorire l’accesso a terapie efficaci e sostenere politiche sanitarie capaci di rispondere a una minaccia che pesa sempre più sul sistema sanitario.

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