La capacità di guidare in modo sicuro richiede l’integrazione di attenzione, memoria, orientamento spaziale, velocità di elaborazione e funzioni motorie. Numerosi studi hanno dimostrato che nelle persone con malattia di Alzheimer e altre forme di demenza queste abilità risultano compromesse già nelle fasi iniziali. Anche soggetti con lieve deterioramento cognitivo (Mild Cognitive Impairment, MCI) presentano un rischio da due a cinque volte superiore di incidenti stradali rispetto ai coetanei con funzione cognitiva nella norma.
Guida e funzioni cognitive: un legame precoceo studio e l’uso dei datalogger
Un recente studio pubblicato su Neurology ha analizzato se i cambiamenti nei comportamenti di guida quotidiana potessero distinguere persone con MCI da soggetti cognitivamente sani. La ricerca ha coinvolto 298 adulti di età pari o superiore a 65 anni, seguiti per un periodo fino a 40 mesi. I partecipanti sono stati monitorati attraverso dispositivi di registrazione installati nei veicoli, in grado di raccogliere dati su numero di viaggi, distanza percorsa, orari di guida, tipologia di percorsi e manovre critiche come frenate brusche o curve strette.
I risultati mostrano che gli individui con MCI tendevano a guidare meno, soprattutto nelle ore notturne, e a evitare i tragitti lunghi o ambienti non familiari. Inoltre, nel tempo, presentavano un aumento della frequenza di curve brusche, indicativa di un progressivo peggioramento delle abilità di guida. Alcuni di questi cambiamenti, come la riduzione degli spostamenti o la preferenza per percorsi conosciuti, potrebbero rappresentare strategie adattive per compensare il declino cognitivo; altri, invece, riflettono un effettivo deterioramento delle prestazioni.
Differenze nei comportamenti di guida
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la capacità dei modelli basati esclusivamente sui dati di guida di predire lo stato cognitivo dei partecipanti con elevata accuratezza. In alcuni casi, tali modelli si sono dimostrati più efficaci rispetto a quelli basati su test cognitivi tradizionali e fattori demografici. Questo suggerisce che i pattern di guida quotidiana potrebbero rappresentare un biomarcatore digitale utile per intercettare precocemente il declino cognitivo, anche tra una valutazione clinica e l’altra.
Gli autori sottolineano tuttavia alcuni limiti, tra cui la scarsa diversità del campione e la natura osservazionale dello studio, che non consente di stabilire un nesso causale diretto. Inoltre, fattori come supporto familiare, comorbilità, terapie farmacologiche e caratteristiche del veicolo potrebbero influenzare i comportamenti di guida. Studi futuri dovranno validare questi risultati in popolazioni più ampie e confrontare i dati di guida con biomarcatori biologici della malattia di Alzheimer.
L’analisi dei comportamenti di guida quotidiana apre nuove prospettive per l’identificazione precoce del declino cognitivo e per la valutazione della sicurezza alla guida negli anziani. L’integrazione di strumenti digitali nella pratica clinica potrebbe supportare interventi tempestivi, contribuendo a preservare autonomia, mobilità e sicurezza.



