Le dipendenze in adolescenza non riguardano più soltanto le sostanze, ma possono assumere anche forme comportamentali legate all’utilizzo della tecnologia. Videogiochi, social network e smartphone possono trasformarsi in strumenti utilizzati in modo compulsivo, con conseguenze sulla vita quotidiana.
Secondo l’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0, condotta tra ottobre e dicembre 2025 su oltre 18.000 studenti italiani, circa uno studente su sei tra gli 11 e i 17 anni presenta almeno un comportamento a rischio legato al gaming, al gioco d’azzardo online o all’uso problematico dei social.
Il gaming problematico è il rischio più frequente
Tra i comportamenti analizzati dall’ISS, il gaming problematico rappresenta quello più diffuso, soprattutto tra gli adolescenti più giovani. Tra gli 11 e i 13 anni, il 13,6% degli studenti presenta un profilo compatibile con un disturbo da gaming, mentre tra i 14 e i 17 anni la percentuale scende al 7,9%.
Non è però il semplice numero di ore trascorse davanti ai videogiochi a definire il problema: il comportamento diventa preoccupante quando l’utilizzo è persistente e difficile da controllare e interferisce con il sonno, lo studio, le relazioni sociali e le attività quotidiane.
Gaming e gioco d’azzardo possono sovrapporsi
Un elemento particolarmente significativo riguarda il rapporto tra gaming problematico e gioco d’azzardo. Secondo i dati dell’ISS, tra gli 11-13enni con gaming problematico il 9,5% presenta anche un profilo di gioco d’azzardo problematico, contro lo 0,5% degli studenti che non giocano ai videogiochi.
Tra i 14-17enni la percentuale arriva al 15,3%. Anche le loot box, pacchetti digitali dal contenuto casuale acquistabili con denaro reale, rappresentano un elemento di attenzione: quasi uno studente su due con gaming problematico riferisce di aver speso soldi per queste meccaniche nell’ultimo anno.
Social media e smartphone
L’uso problematico dei social media riguarda una percentuale più contenuta degli studenti italiani rispetto al gaming e, secondo l’indagine ISS, risulta in diminuzione rispetto al 2022. Rimane però un fenomeno importante, soprattutto quando l’utilizzo diventa compulsivo e interferisce con il sonno, lo studio, le relazioni e il benessere psicologico.
A livello internazionale il quadro appare più preoccupante: secondo i dati riportati nell’articolo, quasi un adolescente su quattro presenta un utilizzo problematico dei social network. Per quanto riguarda invece lo smartphone, quasi un ragazzo su due mostra livelli elevati di dipendenza, evidenziando quanto la difficoltà a interrompere l’utilizzo dei dispositivi possa rappresentare una questione di salute e benessere.
La risposta della Francia
Di fronte alla crescente attenzione verso questi fenomeni, alcuni Paesi stanno valutando interventi più restrittivi. La Francia ha approvato una legge che prevede il divieto di accesso ai social media per i minori di 15 anni, con entrata in vigore prevista dal 1° settembre 2026.
Le piattaforme dovranno verificare l’età degli utenti attraverso sistemi approvati dall’autorità francese per la protezione dei dati. La compatibilità della misura con la normativa europea rappresenta però ancora un elemento da verificare.
Prevenzione e ascolto sono fondamentali
Secondo gli esperti citati nell’articolo, uno degli aspetti più problematici delle dipendenze digitali è la loro natura poco visibile. Un adolescente che si isola, trascorre molto tempo online o modifica le proprie abitudini potrebbe essere considerato semplicemente “un ragazzo della sua generazione”, mentre dietro questi comportamenti può nascondersi una situazione di sofferenza.
Per questo la risposta non dovrebbe limitarsi a imporre divieti o stabilire rigidamente il tempo trascorso online, ma coinvolgere famiglie, scuola e professionisti. L’obiettivo è aiutare i ragazzi a sviluppare un rapporto consapevole con la tecnologia e, soprattutto, riconoscere precocemente eventuali segnali di disagio.







