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Il futuro del Mediterraneo entro il 2100: perché il 45% delle spiagge italiane rischia di scomparire

mediterraneo 2100

Il Mar Mediterraneo è uno degli ecosistemi più esposti agli effetti del cambiamento climatico. L’innalzamento del livello del mare, l’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi e l’intensa erosione costiera stanno modificando rapidamente il volto delle nostre coste.

Secondo le proiezioni disponibili, entro il 2100 potrebbero essere sommersi fino a 40.000 km² di coste affacciate sul Mediterraneo, mentre in Italia rischia di scomparire fino al 45% delle spiagge.

Il livello del mare continua a salire

Tra il 2006 e il 2018 il livello del Mar Mediterraneo è cresciuto in media di 3,7 millimetri all’anno, più del doppio rispetto alla media del secolo scorso. Un fenomeno che contribuisce ad accelerare l’erosione delle coste, particolarmente vulnerabili nel nostro Paese.

Le proiezioni dell’IPCC indicano che entro la fine del secolo il livello del mare lungo le coste italiane potrebbe aumentare di circa 60-70 centimetri. Considerando che molte spiagge italiane hanno un’ampiezza di appena alcune decine di metri, anche variazioni relativamente contenute possono avere conseguenze significative.

Quali sono le coste italiane più a rischio

L’erosione ha già consumato oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge italiane dagli anni Settanta a oggi. Le aree maggiormente esposte comprendono l’Alto Adriatico, alcuni tratti della costa tirrenica tra Toscana e Campania, il Gargano, le zone di Cagliari e Oristano, il Delta del Po e la Laguna di Venezia.

Tra i luoghi più vulnerabili c’è anche Porto Giunco, in Sardegna, dove entro la fine del secolo la linea di costa potrebbe arretrare anche di 100 metri.

Perché le spiagge si stanno restringendo

L’innalzamento del mare non è l’unica causa. Il Mediterraneo sempre più caldo favorisce una maggiore evaporazione e contribuisce alla formazione di eventi meteorologici estremi, spesso accompagnati da mareggiate e inondazioni.

Allo stesso tempo, la riduzione delle precipitazioni e gli interventi umani, come la costruzione di dighe e il prelievo di materiali dagli alvei dei fiumi, hanno diminuito la quantità di sedimenti che raggiunge il mare. Le spiagge ricevono quindi meno materiale naturale con cui compensare quello perso attraverso l’erosione.

Anche l’attività umana ha un ruolo

A questi fenomeni si aggiunge l’urbanizzazione delle coste, che ha portato alla distruzione della vegetazione e dei cordoni dunali, fondamentali per proteggere naturalmente le spiagge. La situazione è particolarmente critica in prossimità delle foci dei fiumi, dove in alcune zone l’arretramento della costa può raggiungere anche 10 metri all’anno.

La progressiva perdita delle spiagge non rappresenta soltanto un problema ambientale. Gli effetti potrebbero riguardare anche gli ecosistemi, le infrastrutture, gli edifici e il turismo balneare. Intervenire per favorire la ricostituzione delle spiagge e preservare gli ambienti naturali costieri sarà quindi fondamentale per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico e proteggere uno dei patrimoni naturali più importanti del nostro Paese.

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