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L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle prestazioni cognitive

intelligenza artificiale

Dalla fine del 2022, con l’introduzione di ChatGPT e di altri strumenti di intelligenza artificiale (AI), il nostro modo di cercare informazioni e risolvere problemi è cambiato radicalmente. Tuttavia, secondo alcune ricerche emergenti, l’uso frequente dell’AI potrebbe influenzare le capacità cognitive, in particolare quelle legate al pensiero critico e alla memoria.
L’effetto non è univoco e dipende molto dal tipo di attività svolta e da come si utilizza lo strumento.

Lo studio del MIT

Un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha recentemente pubblicato una ricerca dal titolo “Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task”.
Lo studio, condotto su 54 adulti tra i 18 e i 39 anni, ha analizzato l’attività cerebrale durante la scrittura di saggi svolta in tre modalità diverse: con ChatGPT, con un motore di ricerca, oppure senza alcun aiuto tecnologico.
Nei primi tre test, l’attività elettrica cerebrale dei partecipanti che utilizzavano ChatGPT è risultata significativamente più bassa rispetto a quella degli altri gruppi. Anche l’uso di un motore di ricerca, pur meno marcato, mostrava un effetto di “riduzione cognitiva”.
Nell’ultima prova, quando il gruppo che aveva usato ChatGPT è passato a scrivere senza AI, la loro attività cerebrale è rimasta più bassa, con minore percezione di “proprietà” del testo e ridotta capacità di ricordare i contenuti prodotti.
Pur trattandosi di uno studio preliminare e non ancora sottoposto a revisione paritaria, i dati sollevano interrogativi rilevanti sull’impatto a lungo termine dell’assistenza automatizzata nei processi cognitivi.

Altri studi sul rapporto tra AI e pensiero critico

Il MIT non è l’unico istituto a indagare questo fenomeno.
Una ricerca del 2025 ha evidenziato come i giovani adulti (17–25 anni), forti utilizzatori di AI, mostrino una minore capacità di pensiero critico. Gli autori parlano di “cognitive offloading”, cioè la tendenza a delegare processi mentali complessi alla tecnologia.
Un altro studio ha descritto un passaggio progressivo da un pensiero attivo a uno passivo:

  • dalla ricerca alla semplice verifica delle informazioni,
  • dal problem solving all’integrazione di risposte automatiche,
  • dall’analisi alla gestione superficiale dei compiti.

Una revisione del 2024 ha inoltre collegato l’uso intensivo dell’AI a una riduzione della memoria, della concentrazione e della capacità di applicare conoscenze in contesti nuovi, oltre a possibili ripercussioni psicologiche come minore fiducia in sé e isolamento sociale.

Come limitare gli effetti sull’attività mentale

Il punto non è evitare l’AI, ma usarla in modo consapevole.
È utile chiedersi se stiamo utilizzando questi strumenti per approfondire la comprensione o solo per ottenere risposte più rapide.
Alcuni accorgimenti possono aiutare a mantenere attivo il pensiero critico:

  • usare l’AI come supporto creativo, non come unica fonte di conoscenza;
  • verificare in modo autonomo le informazioni ottenute;
  • alternare periodi di scrittura o problem solving “manuali” all’uso di assistenti digitali.

Quando l’AI viene impiegata come stimolo e non come sostituto del ragionamento, può contribuire a potenziare, e non a indebolire, le nostre funzioni cognitive.

Per approfondire

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