L’estinzione dei dinosauri, avvenuta circa 66 milioni di anni fa, è tradizionalmente associata all’impatto dell’asteroide Chicxulub, nella penisola dello Yucatán. Per decenni, uno dei principali scenari considerati dagli scienziati è stato quello di un lungo “inverno nucleare”, provocato dalle polveri sollevate nell’atmosfera e dalla conseguente riduzione della luce solare.
Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Biogeosciences propone però una ricostruzione diversa, nella quale un ruolo determinante potrebbe essere stato giocato anche da una potentissima ondata di calore verificatasi subito dopo l’impatto.
La polvere trasformò l’atmosfera in una sorta di forno
Quando l’asteroide, largo circa dieci chilometri, colpì la Terra, vaporizzò oltre 1.000 chilometri cubi di roccia. Una parte del materiale si condensò in minuscole goccioline, chiamate sferule, mentre un’enorme quantità di detriti venne trasformata in particelle finissime.
Queste polveri si sarebbero diffuse rapidamente nell’atmosfera, formando uno strato molto denso ad alta quota. Secondo la ricerca, la nube di polvere avrebbe impedito al calore di disperdersi nello spazio, intrappolando la radiazione termica e rimandandola verso la superficie terrestre.
Calore estremo e incendi su scala globale
L’effetto combinato dell’energia liberata dall’impatto, dell’attrito dei detriti con l’atmosfera e della capacità delle polveri di trattenere la radiazione avrebbe provocato un intenso impulso termico. La superficie terrestre sarebbe stata investita da temperature estremamente elevate, tanto da poter innescare incendi in numerose aree del pianeta.
Vegetazione e materiale organico avrebbero preso fuoco, alimentando grandi roghi anche a enormi distanze dal luogo dell’impatto. Secondo gli autori dello studio, una parte consistente delle vittime potrebbe essere morta già nelle prime ore successive alla collisione.
Perché alcune specie riuscirono a sopravvivere
La possibilità di trovare un riparo immediato potrebbe aver rappresentato un elemento decisivo per la sopravvivenza. I grandi dinosauri terrestri, incapaci di rifugiarsi rapidamente sottoterra, sarebbero stati particolarmente esposti all’intenso impulso di calore.
Al contrario, piccoli mammiferi e rettili, organismi acquatici e gli antenati degli uccelli avrebbero potuto proteggersi in tane, sottoterra o sotto la superficie dell’acqua. Questi rifugi avrebbero consentito loro di superare la fase iniziale dell’evento e, successivamente, di sopravvivere alle profonde trasformazioni ambientali che seguirono.
Un nuovo tassello per comprendere l’estinzione
Lo studio non elimina il ruolo dell’impatto dell’asteroide né quello delle conseguenze atmosferiche che seguirono. Propone piuttosto di considerare anche l’imponente impulso termico immediatamente successivo alla collisione come possibile fattore determinante dell’estinzione.
La nuova ricostruzione suggerisce quindi che la scomparsa dei dinosauri potrebbe essere stata il risultato di una sequenza rapidissima e devastante di eventi, iniziata con l’impatto e proseguita con un’intensa ondata di calore, incendi e successive alterazioni del clima terrestre.





