Un tema di salute pubblica, non un’opinione
La recente decisione della Commissione Cultura della Camera di escludere dalle scuole medie ogni forma di educazione sessuale e affettiva ha riaperto un dibattito che coinvolge professionisti sanitari, genitori e associazioni. Secondo la Federazione nazionale degli Ordini della professione ostetrica (Fnopo), si tratta di un passo indietro significativo, in contrasto con le evidenze scientifiche che da anni confermano l’importanza di un’educazione strutturata e accessibile in età evolutiva.
L’educazione sessuale non è un’aggiunta facoltativa, né un argomento accessorio: è un intervento di salute pubblica, uno strumento di prevenzione primaria e un investimento sul futuro emotivo, fisico e relazionale delle nuove generazioni.
Consapevolezza, rispetto, prevenzione
L’educazione all’affettività e alla sessualità fornisce ai bambini e agli adolescenti strumenti fondamentali per comprendere il proprio corpo, il consenso, le relazioni sane e i comportamenti a rischio. Come ricorda Letizia Carotenuto, consigliera Fnopo, aiutare i giovani a orientarsi in questi temi significa prevenire gravidanze precoci, infezioni sessualmente trasmissibili, abusi, bullismo e fenomeni di discriminazione.
Limitare tali percorsi formativi comporta il rischio concreto di aumentare vulnerabilità e disinformazione. Senza una guida istituzionale, i ragazzi e le ragazze sono esposti a fonti non verificate — spesso pornografiche o stereotipate — che modellano percezioni distorte di affettività, sessualità e ruoli di genere.
Il costo di un vuoto educativo
Secondo Fnopo, negare ai giovani la possibilità di accedere a conoscenze chiare e basate su evidenze significa privarli di una protezione essenziale. In assenza di educazione sessuale, crescono i rischi legati alla salute riproduttiva, alla violenza interpersonale e alle malattie sessualmente trasmissibili.
La mancanza di informazione, come sottolinea Carotenuto, impedisce di riconoscere tempestivamente situazioni potenzialmente abusive, limita la capacità di chiedere aiuto e ostacola la costruzione di un senso di sé consapevole e rispettoso.
Uno sguardo all’Europa
L’Italia rimane tra i pochi Paesi europei privi di una legge che renda obbligatoria l’educazione sessuale nelle scuole. In Spagna e Irlanda, per citare alcuni esempi, tali percorsi sono parte integrante dei programmi scolastici. Numerosi studi dimostrano che questi interventi riducono gli episodi di violenza di genere e migliorano gli indicatori di salute.
La mancanza di uniformità nel nostro Paese — con scuole che decidono autonomamente se proporre attività o sportelli — crea disuguaglianze territoriali e culturali. L’emendamento attuale rischia inoltre di interrompere esperienze virtuose già in atto.
La prospettiva dei genitori
I dati mostrano una richiesta crescente da parte delle famiglie. Secondo la ricerca “Dire, Fare, Amare”, il 91% dei genitori ritiene necessaria e auspicabile un’educazione sessuale scolastica obbligatoria. In un contesto in cui molti adulti si sentono impreparati, la scuola diventa un supporto fondamentale.
Anche realtà impegnate nella prevenzione della violenza di genere, come Save the Children, sottolineano come tali percorsi siano essenziali per scardinare stereotipi e costruire una cultura del consenso. La testimonianza di Gino Cecchettin, padre di Giulia, ricorda quanto la prevenzione passi dalla capacità di parlare di affettività prima che la cronaca imponga tragicamente il tema.



