In breve:
- La difterite è una malattia batterica potenzialmente grave, causata da Corynebacterium diphtheriae, che produce una tossina in grado di danneggiare cuore, nervi e reni.
- La vaccinazione ha reso la difterite una malattia rara, ma non l’ha eliminata: quando la copertura vaccinale diminuisce, il batterio può tornare a circolare.
- I sintomi iniziali possono sembrare quelli di una comune faringite, ma la comparsa della caratteristica membrana grigiastra nella gola può indicare la malattia.
- Vaccinazione e richiami sono fondamentali: la protezione può diminuire nel tempo, rendendo importante mantenere aggiornata la propria copertura anche in età adulta.
La difterite è una malattia infettiva batterica che per molti anni è sembrata appartenere soprattutto al passato. Grazie alla vaccinazione, infatti, i casi si sono drasticamente ridotti, ma il batterio non è stato eradicato. Il ritorno della malattia in persone non vaccinate ricorda quindi quanto sia importante mantenere elevata la copertura vaccinale e conoscere i rischi legati a questa infezione.
Cos’è la difterite
La difterite è provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, che in alcuni casi produce una potente tossina capace di danneggiare diversi organi, tra cui cuore, nervi e reni. Il segno caratteristico è la formazione di una membrana grigiastra e molto aderente nella gola, nella laringe o nelle vie respiratorie superiori. Questa membrana può ostacolare progressivamente la respirazione e, nei casi più gravi, provocare un’ostruzione delle vie aeree.
Come si trasmette
La trasmissione avviene soprattutto attraverso le goccioline respiratorie emesse da una persona infetta quando tossisce o starnutisce. Il batterio può inoltre diffondersi attraverso il contatto diretto con oggetti o superfici contaminate e attraverso ferite della pelle, dando origine alla cosiddetta difterite cutanea.
Una persona può anche essere portatrice del batterio senza sviluppare sintomi, contribuendo inconsapevolmente alla sua diffusione. Per questo un’elevata copertura vaccinale è importante non solo per proteggere chi è vaccinato, ma anche per limitare la circolazione dell’infezione nella popolazione.
I sintomi e le possibili complicanze
I primi sintomi compaiono generalmente dopo 2-5 giorni dal contagio e possono includere febbre moderata, mal di gola, difficoltà a deglutire e malessere. Nelle fasi iniziali possono quindi essere facilmente confusi con quelli di una comune infezione della gola. Successivamente può comparire la caratteristica membrana grigiastra, difficile da rimuovere e che può sanguinare se viene forzatamente staccata.
Nei casi più gravi la tossina può raggiungere il sangue e danneggiare altri organi. Una delle complicanze più pericolose è la miocardite, cioè l’infiammazione del muscolo cardiaco. Possono inoltre comparire problemi neurologici, difficoltà a deglutire e, nei casi più avanzati, paralisi respiratoria.
Come si cura
Il trattamento combina l’antitossina difterica, che neutralizza la tossina ancora presente nell’organismo, e gli antibiotici, generalmente penicillina o eritromicina, che eliminano il batterio e ne interrompono la produzione di nuova tossina. La tempestività è fondamentale: quanto prima viene iniziato il trattamento, tanto maggiori sono le possibilità di limitare i danni provocati dalla tossina. Nei casi caratterizzati da una grave ostruzione delle vie respiratorie può essere necessario intervenire d’urgenza per garantire la respirazione.
Il vaccino: la prevenzione più importante
La principale arma contro la difterite rimane la vaccinazione. Il vaccino utilizza un tossoide, cioè una forma inattivata della tossina che stimola il sistema immunitario senza provocare la malattia. In Italia la vaccinazione è inserita nel calendario vaccinale e prevede un ciclo primario durante il primo anno di vita, seguito da richiami in età pediatrica e adolescenziale e successivamente ogni dieci anni nell’età adulta. La protezione può infatti diminuire con il passare del tempo, rendendo i richiami essenziali.
La difterite dimostra quindi come una malattia possa diventare rara senza essere completamente scomparsa. Mantenere una buona copertura vaccinale permette di ridurre la circolazione del batterio e di proteggere soprattutto le persone più vulnerabili. La prevenzione resta lo strumento più efficace per evitare che una malattia oggi poco frequente possa tornare a rappresentare un serio problema di salute pubblica.







