La velocità con cui camminiamo potrebbe raccontare molto più della nostra forma fisica. Un nuovo studio suggerisce infatti che, nelle persone oltre gli 80 anni, mantenere un passo di camminata più rapido è associato a una migliore salute cerebrale e a un rischio di declino cognitivo fino al 50% inferiore rispetto ai coetanei che camminano più lentamente.
Sebbene la ricerca non dimostri un rapporto di causa-effetto, rafforza l’idea che la velocità dell’andatura possa rappresentare un semplice indicatore dello stato di salute del cervello.
Camminare è un’attività più complessa di quanto sembri
Camminare è un gesto apparentemente automatico, ma richiede la perfetta coordinazione di numerosi sistemi dell’organismo. Cervello, sistema nervoso, muscoli, equilibrio, vista e apparato cardiovascolare lavorano insieme per permettere un’andatura stabile e sicura.
Con l’avanzare dell’età, eventuali alterazioni di questi sistemi possono manifestarsi inizialmente proprio con un rallentamento del passo, talvolta ancora prima della comparsa di problemi evidenti di memoria o di altre funzioni cognitive.
Lo studio sui cosiddetti “super movers”
I ricercatori hanno analizzato i dati di diversi studi condotti su persone con un’età media superiore agli 80 anni, confrontando la velocità abituale del cammino con test cognitivi, risonanze magnetiche cerebrali e altri indicatori della salute del cervello.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: i cosiddetti super movers, cioè coloro che mantenevano una camminata naturalmente più veloce, e i soggetti con un’andatura più lenta.
I risultati hanno mostrato che chi camminava più rapidamente presentava migliori prestazioni cognitive e circa il 50% di probabilità in meno di sviluppare un declino cognitivo rispetto agli altri partecipanti.
Un possibile indicatore della salute del cervello
Secondo gli autori dello studio, la velocità della camminata potrebbe rappresentare un utile indicatore della salute cerebrale. Misurare il passo richiede infatti pochi secondi e non necessita di strumenti complessi, rendendolo facilmente utilizzabile anche durante le normali visite mediche.
Gli esperti sottolineano però che un rallentamento dell’andatura non deve essere interpretato come una diagnosi di demenza. Piuttosto, può rappresentare un campanello d’allarme che suggerisce l’opportunità di effettuare una valutazione clinica più approfondita, soprattutto se accompagnato da disturbi della memoria o da altri sintomi neurologici.
Camminare più veloce previene la demenza?
Lo studio è di tipo osservazionale e non dimostra che aumentare volontariamente la velocità della camminata riduca il rischio di sviluppare demenza.
È possibile infatti che sia una migliore salute del cervello a consentire di mantenere un passo più rapido e non il contrario. Saranno necessari ulteriori studi per capire se interventi mirati a migliorare la mobilità possano avere effetti diretti anche sulle funzioni cognitive.
Le abitudini che aiutano a invecchiare in salute
Sebbene non esista una strategia unica per prevenire il declino cognitivo, gli esperti ricordano che alcuni comportamenti possono favorire sia la salute del cervello sia quella fisica. Tra questi figurano un’attività fisica regolare, esercizi di forza e resistenza, il controllo di pressione arteriosa, diabete e altri fattori di rischio cardiovascolare, un’alimentazione equilibrata, un sonno adeguato e il mantenimento di relazioni sociali attive.
Anche una semplice passeggiata quotidiana rappresenta quindi un’abitudine preziosa per il benessere generale. Prestare attenzione ai cambiamenti della propria andatura, soprattutto in età avanzata, può offrire indicazioni utili sullo stato di salute e contribuire a individuare precocemente eventuali problemi cognitivi.







