Un numero crescente di ricerche sta esplorando il ruolo dell’alimentazione e dell’integrazione nutrizionale nei disturbi del neurosviluppo. Una recente meta-analisi pubblicata su Neuropsychiatric Disease and Treatment suggerisce che le vitamine del gruppo B e la vitamina D potrebbero contribuire a ridurre alcuni sintomi associati all’autismo (ASD) e al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Secondo i ricercatori, queste sostanze potrebbero migliorare la regolazione emotiva, la concentrazione e i comportamenti adattivi, integrando i trattamenti farmacologici e terapeutici tradizionali.
Vitamine e disturbi del neurosviluppo
L’autismo e l’ADHD condividono diversi tratti neuropsicologici, come difficoltà nella regolazione emotiva, deficit delle funzioni esecutive e alterazioni dell’elaborazione sensoriale. L’idea di intervenire anche attraverso la nutrizione nasce dal riconoscimento che carenze vitaminiche possono influenzare i processi cerebrali e la trasmissione neuronale.
Nel caso dell’ASD, la meta-analisi ha evidenziato un legame tra l’integrazione di vitamina B (in particolare B6, B9 e B12) e la riduzione di comportamenti ripetitivi e stereotipati, insieme a un miglioramento della regolazione emotiva. Le vitamine del gruppo B sono essenziali per la sintesi di neurotrasmettitori come serotonina e dopamina, sostanze implicate nel tono dell’umore e nel comportamento.
Per l’ADHD, invece, la vitamina D sembra svolgere un ruolo chiave nel migliorare l’attenzione, la memoria di lavoro e il controllo comportamentale. I bambini e gli adolescenti con ADHD mostrano spesso livelli plasmatici ridotti di vitamina D rispetto ai coetanei neurotipici, suggerendo che la carenza potrebbe contribuire alla comparsa o al peggioramento dei sintomi.
Una meta-analisi su oltre 1.500 pazienti
La ricerca, coordinata da Yonghui Shen della Zhejiang University, ha incluso 22 studi: 12 relativi all’autismo (652 partecipanti) e 10 sull’ADHD (852 partecipanti). In totale, 787 pazienti hanno ricevuto supplementazioni vitaminiche, mentre 717 hanno costituito i gruppi di controllo.
I risultati mostrano effetti positivi e specifici: nei soggetti con ASD si osserva una riduzione dei comportamenti ripetitivi e una migliore regolazione emotiva; nei soggetti con ADHD, un incremento della capacità di concentrazione e una diminuzione dei comportamenti impulsivi. I benefici risultano più evidenti nei bambini con carenze vitaminiche preesistenti, a conferma dell’importanza di valutare individualmente lo stato nutrizionale prima di avviare qualsiasi trattamento.
Verso strategie personalizzate
Gli autori sottolineano che le integrazioni vitaminiche non devono essere considerate una terapia sostitutiva, ma un possibile supporto complementare all’interno di un piano terapeutico multidisciplinare. L’obiettivo è sviluppare strategie personalizzate, calibrate sul profilo metabolico e clinico del singolo paziente.
Infine, la meta-analisi invita la comunità scientifica a condurre ulteriori studi per definire con maggiore precisione dosaggi, durata del trattamento e possibili interazioni con farmaci comunemente prescritti per l’ASD e l’ADHD.
Secondo i ricercatori, un approccio integrato che includa alimentazione, psicoterapia, educazione comportamentale e, quando necessario, farmacoterapia, può favorire una migliore qualità di vita per bambini e adolescenti con disturbi del neurosviluppo.



